una brioche all'ottava
Una brioche fatta di tanti tuppi attaccati, otto piccole cupole dorate e lucide unite in un fiore. Di solito il tuppo è uno, qui sono otto: è come avere una brioche all'ottava, la stessa nota ma più piena. Di fianco, una ciotolina di metallo con lo zabaione, giallo, con sopra una spolverata scura.
La brioche è a temperatura ambiente, morbida, soffice, di quel sapore siciliano della brioche col tuppo, dove l'uovo c'è ma non invade, sta sotto e tiene insieme tutto senza farsi sentire troppo. La stacco a pezzi e la inzuppo.
Lo zabaione non è freddo ma neanche caldo, sta nel mezzo, ed è la temperatura giusta perché resti cremoso senza colare. È equilibrato, non stucca, e a un certo punto arriva il Marsala, che spinge, che dà quella spinta alcolica e dolce insieme che fa capire che è uno zabaione fatto come si deve e non una crema qualsiasi.
Sono due cose semplici e siciliane messe vicine, la brioche del bar la mattina e lo zabaione della domenica, e insieme diventano un dolce intero. Niente di inventato, niente di costruito, solo due cose giuste fatte bene e avvicinate. Finisco inzuppando l'ultimo tuppo, e mi pare il modo più onesto di chiudere un pranzo così.



