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piatto · N°003

il bosco è a pochi chilometri

Tagliatelle ai funghi · c/o Fontana Murata
Maletto novembre 2025 1 min
Tagliatelle ai funghi

La tagliatella è larga, spessa, tagliata grezza nel modo giusto, di quelle dove si vede che a tirarla è stata una mano e non una macchina. Sta al dente, tiene, la sento tutta sotto i denti. Sopra, i funghi a pezzi grossi, non sminuzzati, lasciati interi quanto basta per capire che erano sodi prima di finire in padella.

Il primo boccone è il fungo. Carnoso, calloso, resiste un attimo e poi cede, e libera un sapore che non è quello dei funghi che si comprano in vaschetta. È più scuro, più pieno, sa di terra bagnata e di sottobosco, di una cosa raccolta e non prodotta. Sono nel loro mese, novembre, quando qui il fungo non è un ingrediente ma una stagione.

La pasta tiene testa al fungo, non si arrende sotto il condimento. È saporita, ha un gusto suo di grano vero, e invece di sparire lo regge. Il pomodoro è poco, giusto una punta d'acido che ogni tanto pulisce e lascia ricominciare.

E qui c'è la cosa che mi resta addosso. Un piatto così non si può spedire. Non si rifà a Milano o a Roma con i funghi che arrivano in cassetta da chissà dove. Esiste perché il bosco è lì, a pochi chilometri da dove sono seduto, sui fianchi dell'Etna sopra Maletto, e perché qualcuno stamattina ci è andato. La distanza tra dove cresce e dove lo mangio si misura in chilometri, non in giorni di camion. È una cosa che per essere quella che è deve restare qui, e basta spostarla di poco perché non lo sia più.